Ho deciso di fare una cosa originalissima, ovvero tirare le somme di questo 2011 ed elencare i buoni propositi per l'anno nuovo.
Ebbene.
E' andata come è andata, ho fatto il possibile, e sarà così anche per i prossimi 365 giorni.
ESTICAZZI.
sabato 31 dicembre 2011
giovedì 22 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
sembra sempre un po' troppo quello che non ho fatto
Non so dire come mi riduco per dare questi esami.
Ho ancora un intero giorno prima che quella donna mi chieda di elencarle i cocchi.
E le clamidie. E i virus, le colorazioni Gram e Ziehl-Nielsen.
Poi sarà la volta delle malattie ereditarie, congenite, ambientali. Dei traumi, delle radiazioni, dell'immunità, del cancro.
Io non ho un minuto di tempo per accorgermi che è Natale e se non mi danno un voto decente per rivalutare questo confuso ma zelante impegno, io li impalo.
martedì 13 dicembre 2011
Vita, Morte e nessun miracolo
Hemingway nel nuovo (bel) film di Woody Allen dice al protagonista che fare l'amore serve a dimenticare, allontare per un po' il concetto di morte che accompagna tanti artisti.
Il protagonista rispondeva di non essere mai riuscito a non pensarci, e io seduta al mio posto nel cinema ho annuito sconsolata. Chissà perchè.
Se per anni la consapevolezza di non essere immortali mi ha accompagnato da una certa distanza "di sicurezza", con il primo reparto assegnato per il tirocinio di infermieristica mi sono ritrovata a farci i conti faccia a faccia.
Lavorare in medicina oncologica mi ha insegnato di tutto, ma il primo concetto che va somatizzato è che da un momento all'altro, pur senza colpe e a prescindere da chi sei, qualcosa comincia a crescere dentro di te fino a ucciderti. Qualunque sia il tuo programma per l'estate, nonostante i figli piccoli o la vita sana.
Dopo quattro mesi lì dentro ho imparato a non lamentarmi, a non discutere se non è indispensabile, a ricercare più di prima il benessere mio e di chi ho intorno senza puntare a un futuro incerto e lontano, ma cavalcando il presente. Se dire "vivi come fosse il tuo ultimo giorno" è una banalità, attuare questa massima è difficilissimo.
Io mi sono resa conto di farlo da almeno un decennio, ma di nascosto, credendo in fondo che si trattasse di una mancanza di coraggio, di senso del dovere. Non pianificare per molti significa non vivere.
Oggi posso dire di non sentirmi inadeguata, solo un po' più consapevole, di molti miei coetanei.
Accettare l'esistenza del dolore, della malattia, e della morte, è un passo che non si fa finchè non si è costretti. Per questo ne scrivo: nessuno vuole parlarne. E forse tu che leggi ti senti già a disagio.
Siamo in un'epoca tremendamente superficiale, in cui chi nomina l'etica è un moralista, chi fa la scelta più onesta è un povero fesso, chi parla di morte porta sfiga e chi si tiene informato un rompicoglioni.
Penso ai bambini che oggi hanno dieci, dodici anni, che formano la propria coscienza sull'esempio di genitori frustrati e confusi. Mi chiedo, avranno ancora modo di leggere Jack London? Sarà ancora possibile appassionarsi alla storia, alla mitologia, alla filosofia?
La mia generazione (1985) si è sfibrata nel tempo pur essendo partita dagli ultimi guizzi di orgoglio italiano: ci dicevano di studiare, ci invitavano a sognare e a puntare alto. Per essere gli scrittori, gli scienziati, i Nobel del futuro.
I nostri genitori avevano successo, tutto sembrava mettersi per il meglio. E nonostante questo, siamo finiti nelle discoteche a calarci acidi per dimenticare la settimana di lavoro sottopagato e frustrante.
Come trasmetteremo ai nostri figli il coraggio di puntare su se stessi, e contemporaneamente sul gioco di squadra, se noi per primi siamo individualisti falliti?
Saremo forse una generazione di genitori costretti a dire "Guardami, non fare la mia fine..."?
La morte ci ricorda che non abbiamo scelta. Fare l'amore ci fa dimenticare che moriremo perchè ci regala l'opportunità di avere un futuro attraverso i nostri figli.
Se non per la gloria, se non per onestà intellettuale, se non per amore del vero, è egoisticamente anche solo una questione di famiglia: aprire gli occhi, rivedere la nostra paura di sentire, di comprendere e di affrontare i nostri errori.
Accettare di averne commessi, senza cadere nell'inflazionata depressione.
Ritrovare, nascosto da qualche parte, l'orgoglio necessario giorno per giorno.
Iscriviti a:
Post (Atom)

